Gioco artificiale e platonico
di specchi
sempre mutevoli
con tante facce e tante luci,
non trovo il filo interiore
quello vero e profondo,
cado così nel gioco delle
invenzioni
delle contraddizioni.
Una totalità non trovata
che rivela disagio,
sofferenza.
Cerco rifugio altrove
senza sapere dove
ma ciò che mi rimane di
questa umana fatica
è la coscienza di una
prigionia
e mi sento rinchiuso nel
cerchio delle mie abitudini
che si avvicendano in modo
sterile.
Sogno impossibili evasioni
attraversato da sussulti e vertigini
invano lotto per non essere
travolto dal tempo
ma l’amore mi appare perduto
tra la cenere dell’esistenza.
Archivio la memoria
come un mondo ormai passato
per sempre
fatto di resti sospetti,
tracce che tendono a
scomparire nel tempo
come carte antiche e indecifrabili
vere e proprie reliquie.
Sopra tutto questo sfacelo
aleggia sovrano il sentimento
del tempo
che sfugge, che rovina, che
travolge.
Non mi rimane
che una ragione stanca,
ferita
al limite della resistenza
ma non vinta
che cerca in fondo alla
dolcezza,
nella disperazione,
la speranza d’una morte
amica.

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