L’ANTICAMERA DELLA MORTE
La paura dilata il tempo come un elastico
il cuore palpita disordinatamente,
ansima il respiro.
Occhi catturati dall’inquietudine,
sguardi impietriti dal terrore,
il volto è una maschera.
Il corpo dapprima si oppone,
si dimena,
poi affoga in una lenta agonia.
Mentre il torpore immobilizza gli arti,
il cervello resta lucido qualche altro
istante,
poi si perde la concezione dello spazio e
delle ore.
Confusa e impaurita la mente,
l’abbandono può sembrare dolce e soffice,
l’ultimo respiro sembra seta.
L’uomo ora è rigido,
si adagia smarrito,
perduto.
L’attimo che segue è l’anticamera della
morte,
il tempo
immoto,
gli occhi pesanti, opachi, vitrei.
A malapena distinguono i colori,
si allontanano dalla vita,
graffiano la memoria.
Alle luci dell’alba
sguardi deliranti sigillano le tenebre
le labbra spalancate in una smorfia amorfa.
La morte brinda in calici d’argento,
il silenzio diventa
perfetta armonia.----------------------------------------------------------------
UNA BOTTIGLIA NEL MARE
Quello che scrivo
lo metto in una bottiglia
e lo affido al mare.
In fondo
non mi ascolta nessuno
non serve nasconderlo.
Verrà trasportata dalle correnti
attraverserà mari ed oceani.
senza pace proprio come la mia vita.
Qualcuno un giorno troverà quella bottiglia
e forse in quel momento leggendo quei pensieri
avrà per sempre un'emozione da
ricordare.
.
OSSESSIONE PER UNA NINFETTA
(liberamente ispirata al
libro LOLITA di V. Nabokov)
Spiccava col suo giovane
corpo e l’aria da bambina
tra la gente ignara,
quel piccolo micidiale
demonietto,
inconsapevole anche lei del
proprio fantastico potere.
Mi guardò col suo visino
indecifrabile di ragazzina tredicenne
come se mi avesse letto il
desiderio negli occhi
fino ad intuirne la
profondità,
e nel preciso momento in cui
i nostri occhi s’incrociarono,
tra di noi si stabilì subito
un’intesa
capace di annullare in
quell’attimo qualunque barriera
ed io non avrei potuto
abbassare gli occhi
neanche se fosse stata in
gioco la mia vita.
La sfiorai ma senza osare
toccarla,
respirai intensamente quella
sua delicata fragranza
che sapeva di borotalco,
e da quel punto così vicino
eppure disperatamente lontano,
ebbi per la prima volta la
consapevolezza,
chiara come quella di dover
morire,
di amarla più di qualsiasi
cosa avessi mai visto
o potuto immaginare,
e di voler essere il primo ad
assaporare quel piacere proibito
che soltanto la mia
giovanissima dea dell’amore
avrebbe saputo offrirmi
in un paradiso illuminato dai
bagliori dell’inferno.
Un uomo normale,
forse per vergogna o sensi di
colpa,
scaccerebbe via dalla propria
mente simili pensieri.
Bisogna essere artisti,
eterni bambini sempre in volo
senza logica né equilibrio,
folli di malinconia e di
disperazione,
di solitudine e di tenerezza
per lasciarsi totalmente
trasportare e tormentare
dalla magica ossessione per
quella ninfetta.
ASSENZA
(liberamente ispirata al
libro LOLITA di V. Nabokov)
Bastava un tuo sorriso
per mostrarti bella dentro e
fuori
come un inno alla grazia,
malgrado le tue smorfie ed i
tuoi capricci,
desiderabile, né donna e né
bambina, favolosa e splendida
con la tua travolgente
sensualità acerba
mista di malizia e
d’innocenza.
Eri un cucciolo indifeso tra
le mie braccia,
non riuscivi a tirare fuori
la donna che stava nascendo in te.
Di quella mia incantevole
lolita
che mi aveva stregato persino
l’anima
fino a possedermi del tutto,
e del suo sconvolgente modo
di essere,
non mi rimane ora che l’eco
di un coro di fanciullesche voci
udite in lontananza e perdute
per sempre
come foglie morte sparse
lungo il sentiero
in una stordita calma
irreale.
È la mia fine come uomo,
l’apice della mia ispirazione
come artista.
La mia vita è ormai alla
deriva nelle tue mani di bambina,
legata a te da un cordone
ombelicale
obbedisce al tuo volere senza
più orgoglio, senza dignità.
Mi tormenta l’immagine dei
tuoi coetanei
che posano i loro sguardi
carichi di desiderio
sul tuo giovane corpo.
È folle il pensiero che la
tua verginale bellezza
appartenga esclusivamente ad
un uomo della mia età
ma più ti sento
irraggiungibile
e più cresce in me il
desiderio di averti.
Come un vecchio mendicante
ormai solo ed esausto,
chiedo ancora ad una
ragazzina che non ha colpa,
--------------------------------------------------------------------------------------------------
"GIACOMO LEOPARDI"
RIPROPOSTO IN UN LINGUAGGIO MODERNO:
"L'INFINITO"
Ti ho sempre amato, colle
solitario come me.
Ti ho sempre amata, siepe
che mi fai aprire l’anima
verso l’orizzonte,
me lo nascondi
ma me lo fai amare
immaginando spazi infiniti.
Ho sempre amato questo posto,
il suo sovrumano silenzio,
la sua profondissima quiete,
e il tenue soffio del vento
tra gli alberi,
e la dolcezza di queste
piante che dormono.
E mentre sono seduto e guardo
lontano
mi tornano in mente le
stagioni fuggite,
l’ora presente,
l’eternità,
ed è dolcissimo
perdersi nell’immensità della
natura.
“IL PASSERO SOLITARIO”
Ti vedo in cima a quella
antica torre,
solo,
proprio come me!
Tu canti finchè non muore il
giorno
mentre la primavera brilla
nell’aria,
esulta per i campi
festeggiata da mille
uccellini
che fan mille giri nel cielo.
Ma tu passero solitario non
ti curi di loro,
resti indifferente a quella
festa,
non la cerchi, non provi a
volare
consumi così nella solitudine
la parte più bella della tua
vita.
Quanto è simile il mio modo
di vivere al tuo!
non c’è spensieratezza in me,
gioie e divertimenti io li
evito,
mi sento estraneo e quasi
fuggo da loro
e il dramma è che non so
spiegare a me stesso
nemmeno il perchè.
Chiuso nella mia stanza
passo le mie giornate vuote e
monotone
in silenzio, in solitudine.
Eppure questo giorno che
ormai volge alla sera
è festeggiato da tutti in
questo paese,
si odono nell’aria suoni di
festa vicini e lontani,
i giovani sono allegri
indossano i loro abiti
migliori
si divertono
ed è persino bello guardarli.
Ma io,
in quest’angolo del paese
vicino alla campagna,
io resto da solo come sempre,
ogni divertimento
lo rinvio in altri tempi
non so a quando!
guardo il sole che si dilegua
dietro i monti
e sembra ricordarmi
che anche la mia giovinezza
sta morendo.
Tu, passero solitario
alla fine dei tuoi giorni
non potrai pentirti d’aver
vissuto così,
è la tua natura che ha deciso
questo.
Ma io,
se non riuscirò a evitare la
detestata vecchiaia
e tutto sarà noia più di
adesso,
cosa penserò della mia
giovinezza sprecata
e non goduta?
Forse piangerò,
guarderò indietro
ma sarà ormai troppo tardi.
“IL SABATO DEL VILLAGGIO”
La ragazzina spunta dalla
campagna
al tramontar del sole
con la dolcezza, con la
malizia
d’una età che non dà
pensieri.
Ha un fascio d’erba in mano,
un mazzo di rose e di viole,
domani è festa, deve farsi bella.
La vecchietta con le sue
amiche,
seduta sull’uscio di casa,
è intenta a filare
e con una lacrima agli occhi
ripensa a quando anch’ella
era ragazza
e spensierata e felice
era circondata da tanta
compagne.
L’aria si fa bruna,
le ombre scendono dai colli e
dai tetti,
una luna bianchissima splende
nel cielo.
Una tromba suona annunciando
la festa,
i bambini giocano felici
nella piazzetta,
il contadino torna a casa
fischiettando.
Poi, quando le luci si
spengono
e tutto tace,
si ode soltanto il rumore d’un
martello
e di una sega,
è il falegname che ha fretta
di terminare il suo lavoro
prima dell’alba.
Questo è il più bel giorno
della settimana
pieno di gioia, di speranza
domani tutto ritornerà
normale, triste, monotono
e ciascuno riprenderà il suo
lavoro col pensiero.
Ragazzo mio,
la tua splendida ma fuggitiva
età
è proprio come questo giorno
chiara, serena
che prepara la festa della
tua vita.
Ragazzo mio divertiti!
non mi sento di dirti altro!
Ma ti prego non rammaricarti
se la tua festa tarda a
venire.
“AMORE E MORTE”
Amore e morte,
fratelli,
furono creati insieme
e insieme vanno uniti per il
mondo,
l’uno elargendo il piacere
l’altra annullando il dolore.
Quando l’amore nasce nel
petto
lo accompagna sempre un
languido desiderio di morte.
Non so perchè…
forse l’uomo,
presentendo i mali futuri che
ne deriveranno,
brama di giungere al porto
della sua vita
e di annullarsi.
Financo nel furore della
passione,
quante volte gli amanti ti
invocano o morte!
E che sentimento di invidia
al rintocco della campana funebre
per chi se n’è già andato!
Perfino il contadino e la
timida fanciulla
non temono più,
comprendono l’ineffabile
dolcezza della morte.
Talvolta l’amore
mina un fisico già prostrato,
talvolta invece
induce al suicidio giovani e
fanciulle.
E tu morte
da me tanto invocata e
celebrata
fin dai miei primi anni,
chiudi pietosamente gli occhi
miei.
Ho sempre disprezzato le
consolazioni della religione.
Non ho mai lodato e benedetto
i patimenti.
Ho rifiutato i fanciulleschi
conforti degli uomini.
Te sola ho sempre invocato!
Aspetto serenamente
di addormentarmi sul tuo seno.--------------------------------------------------------------------------
MIA EVA
Mia Eva! Inizio della fine
sei tu la prima donna
l’origine delle mie
perversioni
il pretesto per la mia follia
la madre dell’animale che è
in me,
hai creato il mio istinto che
ormai è morboso
il mio desiderio che è già
sporcato.
Nel paradiso terrestre,
trascinato indietro di mille secoli
io ti osservo nuda,
allucinante visione,
misteriosa e invitante.
Giochi con le armi della seduzione.
Dammi la mela ti prego, che
aspetti?
voglio mangiarla!
è eccitante peccare
se tu mi sei vicina, nel
pericolo mi sento al sicuro.
Dimmi dov’è il serpente,
l’hai calpestato o no?
Voglio essergli amico e non
mi farò esorcizzare.
Non mi importa di rimanere
dannato per l’eternità
di lavorare, sudare e morire
di bruciare nelle fiamme
dell’inferno,
l’importante è averti
accanto.
Sei tu la causa del mio male
ma lo stesso male è ambiguo
cambia forma quando credo di
conoscerlo.
Dal giorno che mangiasti
quella mela
ogni uomo è sempre guidato
dalla follia d’una donna.
---------------------------------------------------------------------------------------------
---------------------------------------------------------------------------------------------
LA BAMBOLA GONFIABILE
Per quante notti
ti ho tenuta stretta a me, mio pneumatico
amore
sotto le lenzuola come una vera amante!
Ti ho baciata, accarezzata, posseduta
quanto liquido seminale ho versato su di te
e quante dolci parole d’amore ti ho
sussurrate.
Eri giovane in viso con trecce infantili
seducenti le tue forme
ti mostravi sempre pronta e disponibile.
Oggi rido di te
dell’assurdità di averti comprata
e tenuta nel letto con me per così tanto
tempo.
È stata solamente follia
o la mia solitudine forse è la chiave d’ogni
risposta
ma non c’è nulla di logico in questa pazzia
che è la vita.
È la mente umana
specie la mia nella propria lucida follia
ad esser così ammirevolmente imprevedibile.
-------------------------------------------------------------------------------------------------------------
VIALE ALBERATO D’AUTUNNO
Cade una foglia
soffice piuma
leggera
volteggia nell’aria
come una ballerina che danza sulle punte
poi
si posa per terra
sul tappeto di questo viale alberato
anch’essa
parte d’una coperta
ingiallita
di foglie morte.
L’autunno è arrivato
con la sua malinconica dolcezza
ed ogni albero si sta spogliando
del proprio vestito.
I rami ormai nudi
sembrano tendere
le proprie braccia al cielo
quasi come ad abbracciarlo.
In un amplesso tenero ed appagante,
io mi stringo a te,
alma Natura,
voglio cogliere ogni tuo palpito
e respirare il tuo stesso respiro,
vestendomi
dei tuoi colori.
-------------------------------------------------------------------------------------------------
IL TUO ANGELO BAMBINO
In segreto,
un amore ti dorme accanto,
muto e invisibile,
ha soltanto occhi per
guardarti
e mani che non possono
stringerti.
Della sua malinconia non ti
accorgi
quando lo guardi e non lo
vedi,
quando lo accarezzi e non lo
senti.
Come un fantasmino si aggira
per la stanza
urla a volte per destarti dal
sonno ma invano
e poi di nuovo tace
vinto dalla tua indifferenza
più solo e più piccolo di prima.
PRESENZA VIVA
Momenti magici, favolosi
della mia infanzia,
ricordi evocati
da attimi di malinconia,
visioni incantate
della mia terra natìa.
Naufrago dolcemente
in un’infanzia che è ormai
il mito di se stessa,
e del dolore che l’ha portata
via.
Pur tuttavia è suono,
movimento
vita che trascorre.
Non la confronto con altri
silenzi
con gli arcani mondi
dell’immaginato
dello sperato, d’una
irraggiungibile felicità.
Diventa invece voce intima
del ricordo
presenza viva di qualcosa che
passa
come echi, rintocchi.
Immersa nel tempo fluido
la natura come per magia
penetra nel tessuto della mia
anima
e si fa poesia
ne scioglie i nodi, ne ispira
i versi
--------------------------------------------------------------------------------------
MIA PICCOLA LISA
Il dono più grande
che la vita mi possa offrire
è quello di poter leggere
ciò che nascondi nel cuore,
mia piccola Lisa.
Lascia che io lo raccolga
fiore che è gettato via,
e lo custodisca qui
in uno spazio che da tempo
ormai è anche tuo.
Spero che quei sogni
che come gemme preziose porti
nel cuore
un giorno si avverino tutti,
perchè lo meriti
e lo desideri.
Non ho mai visto
nella continua ricerca della mia immaginazione
ne' in mille volti di
creature reali,
una ragazza dal viso così
dolce e poeticamente espressivo
come quello tuo.
Il tuo adolescenziale mondo
è per me suggestiva poesia,
la tua voce,
quel silenzio
dei tuoi timidi sguardi!
Trovo nell'irrisolvibile
mistero in cui celi pensieri ed emozioni
qualcosa che mi appartiene e
mi attrae,
sensazioni che,
nella mia tormentata e adulta
esistenza,
sono anche mie.













Nessun commento:
Posta un commento