LA POESIA DEL GABBIANO
E' arrivata esultante
E' arrivata esultante
la stagione del gabbiano,
è tempo di migrare
verso terre lontane
per scoprire nuovi segreti,
nuove sensazioni.
Un nuovo giorno è oggi
per spiccare il volo
sulla superficie del mare aperto,
sull'orlo dell'oceano,
per volteggiare sulla cresta dell'onda.
Vola nel vento gabbiano!
vola più in alto che puoi!
non ti fermare.
La mia penna
saranno le tue ali,
i miei versi
la tua scia.
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BELLA MESSINA
Come chiave d’oro che apre al
paradiso,
Messina spalanca la porta
alla Sicilia perla incantevole.
Bella Messina,
che si lascia corteggiare da
due mari,
contemplata dall’alto dalle
sue montagne,
sempre spettinata dal vento,
bagnata dal mare ed asciugata
dal sole,
Messina presa per mano dalla
Madonna.
Bella Messina
quando dondola dolcemente le
navi del suo porto,
quando incoraggia e protegge
il sudato lavoro dei suoi pescatori,
quando saluta piangendo ma
aspetta con ansia
il ritorno d’un suo figliuolo
che s’allontana senza lavoro,
quando, nelle sue ville,
accompagna il lento andare d’un vecchio,
guarda commossa gl’innamorati
delle sue panchine,
gioca trasformata in bambina
con i suoi piccoli.
Bella Messina
quando si tinge di
giallorosso dietro la sua squadra,
quando si pavoneggia per
accogliere i forestieri,
quando, tutta parata, si
trucca con i colori della vara
ed il mito dei Giganti,
divertente e scapestrata come
il suo dialetto.
Messina lunga donna dagli
esili fianchi
con gli occhi blu come il suo
mare
ed i capelli d’oro come il
sole delle sue spiagge,
baciata sulla superficie del
mare da mille gabbiani,
che col suo stretto
maliziosamente s’avvicina
senza lasciarsi toccare,
Messina che all’alba apre gli
occhi sul mare
e di notte s’addormenta sotto
un lenzuolo di mille luci.
Messina solare dalle ali
libere verso l’orizzonte
con gli occhi luminosi mai
annebbiati,
sposa d’un clima ch’è armonia
in ogni stagione,
Messina che con frutti e
fiori profuma di primavera.
Bella Messina
defunta ma risorta dopo il
1908,
Messina che vuole andare
avanti,
che non vuol morire più,
vestita ormai di abiti sempre
più moderni.
Bella la mia Messina
è la mia terra, la mia città,
qui sto bene, sono felice.
Ogni sua strada, ogni sua via
è casa mia, il mio giardino.
In lei sono nato
ed in lei voglio morire.
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UNO STRANO INCONTRO
Mi successe quando ero ancora ragazzo. Mi trovavo sul
treno che mi portava a Trento in visita da mia sorella. Per vincere la
monotonia del viaggio, leggevo un libro di mie poesie quasi in atmosfera con
quello scorrere sulle rotaie. Di colpo, senza chiedere permesso, entrò lei, 16
anni a prima vista, trascurata e con l'aria assente. I suoi lunghi capelli neri
e sporchi, il trucco sfatto che le colava sul viso, i lineamenti
straordinariamente delicati. Era bella quella ragazza, il ritratto d'un angelo
col volto della sofferenza, il male nascosto in lei, non appariva in grado di
deturpare quell'adolescenziale fascino innato che possedeva. Ma aveva la paura
dentro quegli occhi ancora di bambina, come fosse vittima di qualcuno o
qualcosa a cui non poteva o sapeva ribellarsi.
Mi prende di scatto il libro dalle mani, mi si siede
accanto, lo sfoglia. La vedevo leggere attentamente:
"E' bella questa poesia" mi dice di colpo
"anzi bellissima, come la mia vita quando era tutto un bel sogno e molto
di più". In quell'istante, avrei voluto passarle la mano in mezzo ai
capelli, accarezzarle il viso, stringerla forte a me per proteggerla, ma non
dissi e feci nulla. Era assorta nella lettura di quei versi, non alzava
minimamente lo sguardo, era bellissima, molto di più della poesia che leggeva.
Arrivammo in fretta senza che me ne accorgessi ad una stazione, la ragazza si
svegliò d'improvviso da quell'incantesimo e sempre col libro tenuto
strettamente nella mano:
"Me lo regali, posso tenerlo con me?" mi
chiese.
"E' tuo, puoi prenderlo" fu l'unica cosa che
seppi risponderle. La vidi sorridere per la prima volta, mi commossi, riuscii a
stento a non piangere. Quel sorriso come un fiore germogliato inaspettatamente
dalla terra arida, era spuntato per magia come un ruscelletto di gioia dal suo
dolore. Mi disse infine: "Grazie" e se ne andò via di corsa. Dal finestrino,
mentre il treno lentamente ripartiva, la vidi prendere del denaro da un tizio
poco raccomandabile, poi sparì man mano che m'allontanavo sulle rotaie. Chi era
quella ragazza? Il mio libro le è servito a qualcosa? Perchè il destino me l'ha
fatta incontrare per un attimo? Tutte domande senza risposte. Da quel giorno e
dopo quell'incontro, io non ho più avuto pace, per molto tempo ho pensato a
lei, l'ho incitata nei miei pensieri ad avere cura di se' stessa, ho pregato
Dio notte e giorno per lei. Non so dove, non so come, non so quando ma sono
sicuro che la rivedrò, sì, io la rivedrò.
Lei mi ha insegnato se non altro, a non consumarmi nella mia tristezza
perchè al mondo c'è anche chi sta peggio di me, che forse, non sono poi così
sfortunato.
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UNO STRANO INCONTRO
Mi successe quando ero ancora ragazzo. Mi trovavo sul
treno che mi portava a Trento in visita da mia sorella. Per vincere la
monotonia del viaggio, leggevo un libro di mie poesie quasi in atmosfera con
quello scorrere sulle rotaie. Di colpo, senza chiedere permesso, entrò lei, 16
anni a prima vista, trascurata e con l'aria assente. I suoi lunghi capelli neri
e sporchi, il trucco sfatto che le colava sul viso, i lineamenti
straordinariamente delicati. Era bella quella ragazza, il ritratto d'un angelo
col volto della sofferenza, il male nascosto in lei, non appariva in grado di
deturpare quell'adolescenziale fascino innato che possedeva. Ma aveva la paura
dentro quegli occhi ancora di bambina, come fosse vittima di qualcuno o
qualcosa a cui non poteva o sapeva ribellarsi.
Mi prende di scatto il libro dalle mani, mi si siede
accanto, lo sfoglia. La vedevo leggere attentamente:
"E' bella questa poesia" mi dice di colpo
"anzi bellissima, come la mia vita quando era tutto un bel sogno e molto
di più". In quell'istante, avrei voluto passarle la mano in mezzo ai
capelli, accarezzarle il viso, stringerla forte a me per proteggerla, ma non
dissi e feci nulla. Era assorta nella lettura di quei versi, non alzava
minimamente lo sguardo, era bellissima, molto di più della poesia che leggeva.
Arrivammo in fretta senza che me ne accorgessi ad una stazione, la ragazza si
svegliò d'improvviso da quell'incantesimo e sempre col libro tenuto
strettamente nella mano:
"Me lo regali, posso tenerlo con me?" mi
chiese.
"E' tuo, puoi prenderlo" fu l'unica cosa che
seppi risponderle. La vidi sorridere per la prima volta, mi commossi, riuscii a
stento a non piangere. Quel sorriso come un fiore germogliato inaspettatamente
dalla terra arida, era spuntato per magia come un ruscelletto di gioia dal suo
dolore. Mi disse infine: "Grazie" e se ne andò via di corsa. Dal finestrino,
mentre il treno lentamente ripartiva, la vidi prendere del denaro da un tizio
poco raccomandabile, poi sparì man mano che m'allontanavo sulle rotaie. Chi era
quella ragazza? Il mio libro le è servito a qualcosa? Perchè il destino me l'ha
fatta incontrare per un attimo? Tutte domande senza risposte. Da quel giorno e
dopo quell'incontro, io non ho più avuto pace, per molto tempo ho pensato a
lei, l'ho incitata nei miei pensieri ad avere cura di se' stessa, ho pregato
Dio notte e giorno per lei. Non so dove, non so come, non so quando ma sono
sicuro che la rivedrò, sì, io la rivedrò.
Lei mi ha insegnato se non altro, a non consumarmi nella mia tristezza
perchè al mondo c'è anche chi sta peggio di me, che forse, non sono poi così
sfortunato.
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IO E
LA MORTE
E' un paese morto. Strade malinconicamente deserte, aria
pesante, spaventosamente tetra. Furtive ombre si sparpagliano e si riuniscono
subito dopo, quasi per sentirsi meno sole. Silenzio assoluto interrotto
soltanto da voli di pipistrelli, da rintocchi lugubri di campane. Porte chiuse,
finestre sbarrate, occhi atterriti ed impotenti che, dagli usci delle case,
spiano lei, signora e sovrana, padrona di tutti noi. Lungo mantello nero,
teschio in faccia, bastone per reggersi, curva lei cammina zoppicando e
lentamente, sola ed indisturbata. Nessun muro potrà fermare la sua falce. Ha in
mano un taccuino verde speranza dove vi sono annotati i nomi e le ore di coloro
i quali deve ancora chiamare ed uno nero morte con i nomi di chi ha già rapito
con sè. Bambini, continuate il vostro girotondo e ridete di lei che vi sembra
così buffa e troppo lontana. Ragazzi innamorati, stringetevi forte l'uno
all'altra, tra sogni e amore, lei non si commuoverà e verrà a prendervi lo
stesso.
Uomini e donne, accumulate glorie e tesori, lei non si
farà comprare e alla sua venuta tutto dovrete lasciare. Vecchi, raccomandate le
vostre anime a Dio, lei non avrà paura e sarà molto più vicina di quanto
possiate pensare. Gente chiusa nelle vostre case, cos'è questo silenzio?
Musica! e ridete forte, e scherzate forte, continuate il vostro ballo in
maschera, recitate la commedia della vita, ma sul più bello tu sentirai bussare
alla tua porta. Inutile ogni tentativo di fuga o di gridare aiuto,
interromperai la danza, toglierai la maschera, abbandonerai la tua dama e le
tue damigelle e andrai nostalgicamente deluso con lei, più non tornerai; un
istante di silenzio in casa tua insufficiente anche per piangere e poi,
immediatamente, lei rialzerà il sipario e riaccenderà le luci e la musica e la
danza, imperterrite, ricominceranno senza più una maschera: la tua. Sì, lei
porterà anche te in quel malinconico recinto di foglie morte ed alberi spogli e
stecchiti
e il tuo corpo straccio, sdraiato si confonderà tra
quelli che lì ci son già da tempo. Io, di colpo, evito le braccia di chi vuol
fermarmi e scappo giù in strada da solo e le corro dietro: "Perchè?"
le grido con disperazione, "perche devo morire? Che male ho fatto per non
poter vivere per sempre? Dimmi che ho un'anima, un respiro che vivrà in eterno.
Dimmi che il mio sangue non è il liquido d'un automa, che il mio cuore non è un
motore, i miei nervi non sono fili sottili uniti tra di loro fatalmente,la mia
mente non è un computer. Vedi io ti parlo, ti sento, sono felice, sono triste,
ho paura, so scrivere una poesia. Ti prego signora sovrana, tu che sei l'unica
che puoi, risparmiami, non farmi morire. Io amo un fiore, una coccinella, un
bimbo, amo la vita". Lei si ferma e mi guarda in faccia. E' strano ma di
colpo non ho più paura. E' così naturale osservarla in volto, come se si
trattasse di un incontro indispensabile, sembra quasi una figura viva, e
pensare che la immaginavo diversa e cattiva. Lei mi risponde: "Va' via
ragazzo, tua madre t'aspetta a casa, e ricorda sempre, tu potrai anche essere
come me per un solo istante morendo, ma io non potrò mai essere come te quando
risusciterai in eterno“. Poi mi volta le spalle e girando l'angolo scompare. Io
rimango confuso, triste e felice nello stesso istante e piangendo divertito,
correndo, torno a casa.
(Racconto tratto dal libro
ANIMA SEPOLTA)
"ANIMA SEPOLTA"
Un’espressione poetica d’avanguardia, alternativa, dove
fobie ossessive e fantasmi interiori, esternandosi, si tramutano con
sepolcralità in energie negative lugubri e macabre, segni indelebili d’una
morte interiore eternamente rassegnata nel misterioso mondo della follia e
dell’inconscio. È la fine vitale d’un’anima sepolta. L’autore sente dentro di essere
ormai un’ombra che ha paura perfino di rivedere la luce e come unico rimedio,
non ha altra speranza che la morte.-
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PROSTITUTA SCONOSCIUTA
Ti vedo tutte le sere al solito posto sopra gli sterili
binari d'un tram. Se hai freddo strofini le mani per scaldarti, se non passano
macchine continui a guardarti intorno. Gli stivali neri di cuoio sempre gli
stessi, la borsetta a volte rossa altre nera, la minigonna, il solito trucco
vistoso: questa sera però mi sembri più bella! sexy più che mai. Chissà se sei
sola nella vita
o se qualcuno ti ama! Chissà perchè lo fai! Forse avrai
un romanzo dentro da raccontare, testimonianza di un'esistenza non bella come
avrebbe dovuto essere. Vorrei poterti aiutare, amarti, stare un pò con te! per
la prima volta ti vedo con occhi diversi, non mi interessa affatto il sesso.
Non ho mai avuto il coraggio di avvicinarmi a te, mi blocco ogni volta che
provo, mi sembri quasi irraggiungibile ma poi per dirti cosa? In fondo ho paura
di fare tutto. Ti scongiuro, fuggi con me prostituta sconosciuta! Ricominciamo
insieme una nuova vita, non consumarti più così! ti stai buttando via da sola!
continui a farti del male. Ti desiderano tutti ma quando torni a casa, non ti
rimane niente. Ma ora basta: devi cambiare la tua vita, è tempo di riscossa.
Non riesco nemmeno a terminare questi pensieri che ti
vedo salire già su una macchina sportiva. Addio mia prostituta sconosciuta!
sicuramente domani verrò ancora a vederti e a tenerti compagnia in segreto e a
distanza, forse mi sono innamorato di te o forse abbiamo qualcosa in comune che
ci unisce: siamo entrambi soli, che il Signore ci aiuti!



























































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